La raccolta pubblicitaria sul device Tv in Italia vale 4,3 miliardi di euro nel 2024

Nel 2024 la raccolta pubblicitaria legata al “device” Televisione vale il 39% degli investimenti complessivi in advertising in Italia e raggiunge i 4,3 miliardi di euro. Di questi, gli investimenti dedicati alla sola “Tv 2.0” rappresentano il 13% e raggiungono nel 2024 i 568 milioni di euro, con una crescita del 21% sul 2023.

Con il termine Tv 2.0 si fa riferimento alla raccolta pubblicitaria su Televisioni connesse, che comprende l’Addressable Tv, la componente app su Connected Tv e la parte raccolta direttamente dalle aziende produttrici per gli spazi pubblicitari inseriti nei menù di navigazione delle Smart Tv. A trainare questo mercato è soprattutto l’ampliamento dell’offerta pubblicitaria, sia lato Broadcaster, sia lato applicazioni Video.

Queste sono alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano*, in occasione del convegno Dalla Tv alla Video Strategy: nuove prospettive per il digital advertising.

“La pubblicità su Tv connesse – dal feedback degli utenti – emerge con dei chiari e scuri, in positivo ha un buon ricordo ed un percepito di minor invasività, tuttavia – rispetto al passato – emerge un decremento nella capacità di catturare l’attenzione in confronto alla pubblicità classica e cala inoltre per il primo anno il desiderio di ricevere pubblicità più o meno personalizzate, area dove probabilmente si potrà in futuro migliorare grazie alla tecnologia ed all’AI” sostiene Antonio Filoni, Partner e Head of Innovation and Digital, BVA Doxa.

“Guardando ai numeri del mercato italiano, la raccolta pubblicitaria dedicata al formato Video pesa nel 2024 il 55% della raccolta complessiva italiana e raggiunge i 6 miliardi di euro” dichiara Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio Internet Media. “Quando parliamo però di Video a 360°un’altra lettura che possiamo fornire riguarda la tipologia di contenuto all’interno del quale è inserito lo spazio pubblicitario. Infatti, non tutta la raccolta Video viene veicolata all’interno dei contenuti dello stesso tipo: ad esempio, il Video Outstream sfrutta l’esistenza di spazi display standard per offrire l’esperienza Video, o al contrario alcuni contenuti televisivi trasmessi su grande schermo spesso presentano banner pubblicitari più assimilabili ad un formato statico o immagine. Per questo motivo è interessante valutare l’impatto specifico della raccolta pubblicitaria inserita all’interno dei contenuti Video, a prescindere dallo specifico formato adv”.

Nel 2024 l’incidenza della pubblicità inserita nei contenuti Video sul totale della raccolta advertising è del 43%; in valori assoluti parliamo di un mercato che raggiunge i 4,7 miliardi di euro.
In particolare, il 79% di questo valore è attribuibile ai flussi televisivi, il 20% alle piattaforme di Video online come App dei Broadcaster, AVOD e FAST Channel, mentre il restante 1% è legato alla GoTv.

Il panorama degli advertiser si divide tra chi, da una parte, segue un approccio per mezzi che vede nella Tv il Media principale e chi, dall’altra, segue un approccio di «Total Video Strategy» o «Video 360°» che consiste nel pianificare le campagne tra i diversi mezzi video senza riservare un ruolo centrale ad un mezzo specifico.
A sua volta, l’approccio di Total Video Strategy si declina in due modalità principali: lo sviluppo delle creatività a partire dalle specificità del Media su cui verrà veicolata, e lo sviluppo in modo neutro rispetto ai Media, con successiva declinazione rispetto ai mezzi utilizzati nelle iniziative di comunicazione.

“Gli advertiser approcciano la tematica con interesse elevatissimo. Il 2024 si può considerare come l’anno in cui la Tv 2.0 entra all’interno dei piani di comunicazione come un mezzo mainstream e non più in logica di sola sperimentazione. La ragione principale alla base di una pianificazione con approccio di Total Video Strategy è che il formato Video rappresenta lo strumento percepito come più efficace ed ingaggiante per le audience e quello su cui il mercato, sia advertiser che partner Media, sta puntando maggiormente” afferma Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio Internet Media. “In questo senso, gli advertiser riconoscono due forti elementi di valore differenziale della Tv 2.0: da un lato nella possibilità di raggiungere nuovi segmenti di audience rispetto alla Tv lineare (lavorando in logica di reach incrementale), e dall’altro in quella di avere un targeting e retargeting più mirato potendo puntare sull’addressability”.

La responsabilità della gestione della Tv 2.0, lato advertiser, si divide tra chi la affida ai team che si occupano di Media digitali e coloro che la danno ai team che gestiscono i  Media tradizionali. Questa dicotomia comporta importanti differenze in termini di competenze, background di riferimento, modalità di acquisto, utilizzo di metriche di valutazione e budget attribuibili a queste campagne. Questi ultimi, in particolare, possono contare su dimensioni molto differenti a seconda che si tratti di una gestione “digital” o di Media “offline”.

Per quanto riguarda le sfide principali che gli advertiser percepiscono rispetto alla Tv 2.0, un primo elemento è relativo alla percezione di costi elevati soprattutto se paragonati ai costi per contatto sostenuti per Tv lineare e Video Online.

In secondo luogo, i brand segnalano la necessità di una maggiore trasparenza e indicano anche la strada per ottenerla: tramite misurazioni affidate a terze parti accreditate, in particolare su elementi quali Media Quality, Brand Safety, Viewability, Ad fraud e Attention Metrics.
Emerge inoltre la forte necessità da parte degli advertiser di misurare l’impatto incrementale delle campagne di Tv 2.0 non solo in termini di KPI media, ma anche sulle performance di business nel breve e lungo periodo. In questo senso, aumentano i casi di adozione di Marketing Mix Model finalizzati alla comprensione degli impatti sulle conversioni di breve, ma sono ancora quasi del tutto assenti valutazioni e benchmark sul contributo della Tv 2.0 alla costruzione della marca e alle vendite di lungo periodo.

Infine, l’ultimo punto cruciale riguarda la forte eterogeneità delle metriche da parte dei diversi player della filiera e la difficoltà nella loro integrazione da parte degli inserzionisti. Il caso più citato dai brand è la misurazione della total reach nelle campagne video cross Media in mancanza di una currency di riferimento e di dato certificato dal JIC di riferimento. Tutti gli inserzionisti oggi auspicano sia una standardizzazione delle metriche tra i diversi player della filiera sia lo sviluppo di un sistema di currency cross-media, che attualmente non è allineato al potenziale percepito del formato.