Se chiedete a un bambino che oggi sogna la pensione, nato negli anni ’60 e cresciuto a pane e cartoni animati, quale sia la più grande multinazionale del mondo, non vi risponderà Apple, Amazon o Google. Vi risponderà ACME Corporation.
Si dice che negli anni ’20 e ’30, negli Stati Uniti, le aziende sceglievano nomi che iniziavano per “ACME” unicamente per un motivo tattico: apparire per prime nelle Pagine Gialle in ordine alfabetico. Gli storici animatori della Warner Bros presero quell’acronimo e lo trasformarono nell’archetipo dell’azienda generica globale, capace di produrre qualsiasi tipo di merce: dai razzi a propulsione agli incudini tascabili, fino ai costumi da pipistrello. Strumenti strampalati e trappole grottesche ordinati puntualmente da Willy il Coyote nel disperato tentativo di catturare l’inafferrabile Beep Beep (Road Runner).
E siccome i cartoni animati sono la vera base dell’istruzione di Emanuele Conte, il conduttore radiofonico ed “esperto di comunicazione commerciale” (definizione appioppatagli negli anni da clienti, adepti, seguaci e persino studenti), anche lui ha deciso che era giunto il momento di fondare la sua “ACME” personale: un’azienda che fa di tutto e che, nelle intenzioni iniziali, non doveva servire a niente.
Nasce così il brand KLASSPOP.
L’origine del nomiglolo: Biro, Renée e la dattilografia perduta
L’avventura di KLASSPOP porta la firma (rigorosamente a mano) di Emanuele Conte e della paziente moglie Renata Visentin (in arte Renée Conte), sua compagna di storiche scorribande radiofoniche. Oggi Renata si dedica alla scrittura di libri – con un debole per il genere romance – e coltiva con passione l’esplorazione delle nuove tecnologie applicate al web.
Emanuele, dal canto suo, è noto ai più con il soprannome di “Biro”. Non per motivi di marketing d’alta scuola, ma per una ragione molto più prosaica: la sua totale e congenita incapacità nella dattilografia. Ai tempi in cui la macchina da scrivere dominava il mondo, Conte produceva un’ingente mole di testi per le radio, le televisioni e le agenzie di pubblicità, facendo il copywriter e consumando chilometri di inchiostro steso a mano si ettari di carta, proprio come facevano i vecchi amanuensi. La sua salvezza spirituale e professionale arrivò solo con l’avvento dei PC, grazie ai quali è diventato finalmente possibile cancellare refusi, orrori ortografici e sviste di battitura prima di mandare in stampa qualsiasi testo.
La Filosofia: Popolar di Klass
Nella realtà editoriale, il brand KLASSPOP vuole essere un vero e proprio ponte tra la cultura classica e quella pop, abbracciando lo spettacolo, la musica, la letteratura e l’intrattenimento in generale.
Il tutto è riassunto da uno slogan inciso nella pietra (rigorosamente con la “K”):
“POPOLAR DI KLASS”
La teoria teorizzata da Conte — dopo averci pensato poco e male, come dichiara lui stesso — è semplice ma rivoluzionaria: nei campi dell’arte e dello spettacolo, il classico può essere posto all’origine del pop ma anche viceversa, a seconda dei casi. Soprattutto, ciò che è popolare non è affatto detto che debba essere privo di classe; anzi, nella maggior parte dei casi non lo è, a dispetto di quello che pensano certi popolani snob, gli “istruiti” d’ordinanza e i classici figli di papà o di mamma in compagnia dei rivoluzionari modaioli (quelli che valutano l’acquisto di un prodotto solo se costa tanto e ce l’ha il vicino che di solito è più ricco di lui, ma non se la tira).
Per Conte (di cognome, ma decisamente non di fatto), la classe non appartiene a un’élite ristretta. La classe è di tutti. Solo che, come dice il saggio: “O ce l’hai, o non ce l’hai”.
La Grande Strategia di Marketing: farsi una radio per scontentare tutti
Da grande “genio” del marketing, la strategia iniziale per lanciare il marchio fu epocale nella sua semplicità: “Scrivilo dappertutto così fai prima”.
Ma la vera svolta “ACME” si ebbe con la nascita della web radio. Conte, stanco di dover rincorrere metriche, algoritmi e la tanto millantata Brand Awareness, fece una dichiarazione solenne agli amici:
“Le radio per raccogliere gli ascolti le ho fatte e le faccio tutti i giorni per i miei clienti. Questa me la faccio con la musica che piace a me e non me ne importa niente se non la ascolterà nessuno!”
Un progetto da prendere con il massimo relax, simbolo di calma, tenacia e di un “target trasversale” (che nelle logiche della comunicazione moderna significa puntare a scontentare tutti). E all’inizio, il piano funzionò alla perfezione: non la ascoltava nessuno.
L’effetto Willy il Coyote: quando le cose “rischiano” di andare bene
Purtroppo per Emanuele Conte, nel suo destino c’è un difetto di fabbrica simile a quello del suo idolo Willy il Coyote: i puntigli personali non vanno mai come ha pianificato lui.
E così, mentre Willy vedeva i suoi razzi ACME invertire la rotta, per KLASSPOP è successo l’imprevedibile al contrario: il progetto ha iniziato a funzionare. Senza che nessuno muovesse un dito per rincorrere il successo commerciale, il sito web Klasspop.it ,i podcast, e poi la concessione del marchio per le radio e la produzione musicale basata sulle nuove tecnologie stanno prendendo vita naturalmente.
Oggi KLASSPOP sta raccogliendo un numero sempre crescente di estimatori, non solo tra gli italiani che vivono in patria, ma anche tra la folta comunità di italiani all’estero. E mentre Conte osserva perplesso il fenomeno sorseggiando un caffè, la sua regola dell’“appiccicalo ovunque” sta dando i primi frutti visibili: in giro iniziano già a vedersi le prime magliette, cappellini, penne e tazze griffate KLASSPOP.
Boh, vedremo come andrà a finire. Intanto, tra un’incudine che cade dal cielo e un brano classico rivisitato in chiave moderna, KLASSPOP continua la sua corsa. Perché in fondo, essere Popolar di Klass significa anche questo: lanciare un concetto anche senza sapere cosa andrà a parare, ma farlo con un’innegabile dose di stile.
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