EU Kids Act: la Commissione Europea cala il poker per la sicurezza online dei minori.

Eu Kids act radiomarketing.it

Svolta radicale per social, IA e piattaforme digitali.

Radiomarketing.it — La redazione informa

La protezione dei minori nel mondo digitale compie un passo epocale. La Commissione Europea ha adottato ufficialmente la proposta EU Kids Act, un pacchetto normativo di portata storica volto a ridisegnare gli standard di sicurezza online per bambini e adolescenti in tutta l’Unione Europea. Il provvedimento punta a colmare un vuoto normativo e tecnologico, ribaltando un principio fondamentale: non spetta più alle famiglie l’arduo compito di districarsi tra insidie e dipendenze digitali, ma saranno i colossi della tecnologia a dover dimostrare che i propri servizi sono sicuri fin dalla progettazione (safety by design).

A sottolineare la portata della misura è la stessa Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen:

«I nostri figli si confrontano oggi con le tecnologie più sofisticate mai create, tecnologie che in nessun caso sono state pensate tenendo presente il loro benessere. L’EU KIDS ACT rovescia l’onere della prova: spetta alle piattaforme dimostrare di esser sicure fin dalla progettazione. E poi, rimettiamo i genitori al timone fornendo gli strumenti che permetteranno loro di aiutare i figli a muoversi in un mondo online più sicuro».

L’iniziativa nasce da un’esigenza sociale non più procrastinabile: secondo i dati dell’Eurobarometro speciale sul decennio digitale 2026, ben il 92% dei cittadini europei considera il rafforzamento della tutela dei giovani online una priorità politica assoluta, dai rischi del cyberbullismo all’esposizione a contenuti nocivi e meccanismi di dipendenza. Il testo legislativo si fonda sulle raccomandazioni elaborate da uno speciale panel di oltre 60 esperti – tra cui psichiatri infantili, educatori, neurologi, genitori e rappresentanti dei giovani – attivo tra marzo e luglio 2026.

L’architettura dell’EU Kids Act si articola in quattro pilastri chiave.

1. Partenza ritardata sui social media

La proposta introduce una rigida gradualità d’accesso basata sulle fasce d’età:

  • Sotto i 13 anni: È fatto divieto assoluto di accesso ai social media. I bambini potranno unicamente fruire di servizi di condivisione video rigorosamente a misura di minore, tramite account gestiti dai genitori, con un limite massimo di utilizzo di un’ora al giorno.

  • Tra i 13 e i 15 anni: L’accesso alle piattaforme social e di condivisione video è subordinato a uno stretto controllo parentale. I genitori potranno creare “miniaccount” collegati al proprio profilo, garantendo protezioni integrate come la limitazione dei contatti sociali e un tetto massimo di un’ora di permanenza giornaliera davanti allo schermo.

  • A partire dai 15 anni: Viene fissata a livello UE l’età minima per l’apertura autonoma di un account sui social media.

2. Sicurezza sin dalla progettazione (Safety by Design)

Il regolamento estende i suoi obblighi a social media, piattaforme di condivisione video, videogiochi online, assistenti IA e chatbot frequentati da utenti minori di 18 anni. Vengono messi al bando:

  • I feed di raccomandazione basati sulla profilazione e i meccanismi che generano dipendenza (come lo scorrimento infinito privo di punti d’arresto, le ricompense a premi e le notifiche push notturne durante le ore di riposo).

  • I contatti non richiesti da parte di estranei.

  • Gli assistenti IA e i chatbot dovranno essere disattivati per impostazione predefinita e non potranno simulare relazioni interpersonali finalizzate a creare dipendenza emotiva.

Di default, i profili dei minori dovranno nascere blindati: impostazioni di privacy rigide con videocamera, microfono e geolocalizzazione disattivate, affiancati da strumenti semplici per bloccare utenti, gestire il tempo e reimpostare i sistemi di raccomandazione.

3. Accertamento dell’età rispettoso della privacy

I servizi online e gli app store saranno obbligati a implementare sistemi di verifica dell’età affidabili. Tra le soluzioni promosse figura l’app di verifica dell’UE, progettata per operare senza conservare documenti d’identità o dati biometrici, tutandone rigorosamente la riservatezza. Per i profili già esistenti, i fornitori dovranno affidarsi a stime logiche e ragionevoli, come la data di creazione dell’account o i dati della carta di credito associata.

4. Applicazione effettiva e sanzioni rapide

Il cuore giuridico della riforma risiede nel ribaltamento dell’onere della prova in capo alle grandissime piattaforme online. I gestori dovranno presentare un piano di conformità valutato da un verificatore indipendente. In caso di carenze, la Commissione potrà imporre misure correttive attivando procedure d’infrazione accelerate, che prevedono la conclusione delle indagini entro appena 90 giorni, poggiandosi sulle strutture già rodate del Regolamento sui Servizi Digitali (DSA) e del Regolamento sull’Intelligenza Artificiale.

Prossime tappe

La proposta è ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea per l’avvio dell’iter legislativo ordinario. Data l’urgenza e la forte domanda sociale di protezione, l’obiettivo è giungere a un’approvazione rapida della normativa.

Per approfondire i dettagli istituzionali, è possibile consultare la fonte del comunicato ufficiale della Commissione Europea.